Diario del dog sitter

Cammino di San Salvador   14/5/26 - 1/6/26

(Il Cammino di San Salvador (o Camino de El Salvador) è un antico e suggestivo percorso di pellegrinaggio montano di circa 120 km che collega León a Oviedo, in Spagna. È celebre per gli spettacolari paesaggi della Cordigliera Cantabrica, la solitudine dei suoi sentieri e l'impegnativo superamento del Passo di Pajares.)

Progetto: Barbara ha ideato, proposto e organizzato in tutti i particolari questa piccola avventura. L' idea è questa: 

Barbara, i due cani ed io andremo in camper a Leon, dove ci raggiungeranno nove giovani e pur storici amici in aereo+treno. 

(BRANCA BRANCA BRANCA! LEON LEON LEON!  L'armata è formata da: Barbara, Gianni, Giancarlo, Simonetta, Claudio, Anna, Silvia, Amalia, Rosana, Alberto, Fiorella, Brandy, Monkey.)

Da Leon si partirà per il cammino di San Salvador, sei giorni, attraversando la Cordigliera Cantabrica fino ad Oviedo. Io non camminerò con gli altri ma li seguirò con il camper. Uno dei cani camminerà con Barbara, all'altro baderò io, sono pagato per questo. 

Giovedì 14 maggio 2026

Partenza da Ponderano verso le 20 . Poco traffico, salendo in Val Susa i tir si fermano tutti dove possono: oggi era festa in Francia e i tir non potevano girare. Dormiremo a Cesana, dove ci sono 2 gradi, a Claviere -2. L'area sosta camper di Cesana è triste e deserta, indi optiamo per un parcheggio quasi in centro, noi sul lettone, i cani nei loro appartamenti.


Venerdì 15

Compriamo il pane a Cesana, arrivati a Claviere nevischia, scendiamo la splendida valle della Durance poi da Gap puntiamo verso Carcassonne passando orizzontali attraverso valli e colline di straordinaria bellezza geologica. Di fatto stiamo viaggiando sul fondo del mare di tanti milioni di anni fa. Strati alternati di calcari e marne, incisi e sciolti dall'acqua meteorica e deformati dalle enormi pressioni dell'orogenesi. Funghi alghe licheni e vegetali hanno creato uno strato di terreno fertile dove la vita continua ad evolversi. 

La strada ci fa passare dalle spettacolari Gorges de saint May, otto chilometri di gole dalle pareti gialle, ocra e rosse, con poche spettacolari colate di licheni più neri del carbone.

(Le Gorges de Saint-May sono un impressionante canyon scavato dal fiume Eygues nella Drôme provenzale (Francia). Lunghe circa 8 km, offrono un paesaggio spettacolare con pareti rocciose a strapiombo, ideali di per chi ama la natura selvaggia, il birdwatching e le escursioni. ) 

Sul fondo scorre un torrente sfruttato da avventurosi canoisti. 

Poco più avanti una grande pianura, ci fermiamo per una breve visita intorno al Castello de Suze la Rousse. Qui:

Castello de Suze la Rousse

 

Proseguiamo e ci sistemiamo per la notte a Quissac dove periodicamente il torrente Vidourle allaga mezzo paese.

Bel ponte a Quissac

 

La via centrale del paesino è molto bella, medievale. Gatti ovunque. Giovani che scherzano davanti all'unico bar aperto, allegri, vitali, ben diversi dai frequentatori di bar cittadini.

Oggi abbiamo visto una nutria che pascolava in un fosso e un magico gheppio in Spirito Santo. 

Gheppio in volo "Spirito Santo"

 

Sabato 16

Ripartiamo, pianura, ma gli strati di calcare e marna sono quasi paralleli al terreno, e molto erosi dal tempo. E allora che si fa? coltiviamo la vite! 

Ci sono un sacco di viti, piccole, vicine, con tutte le foglie nuove, distese enormi di viti, sicuramente dotate dei tubi di irrigazione, non temono la ruggine. Passiamo vicino a Sommiers,  un sacco di gente, ci deve essere qualche manifestazione sportiva. Più avanti prendiamo l'autostrada , scorre a sud di Montpellier, volano gabbiani, siamo vicini al mare. A Béziers giriamo verso nord,  Carcassonne, Toulouse. Dopo le 12:30 ci fermiamo per pranzo in un'area di servizio, da qui, poco oltre, c'è un laghetto, grandi querce stupende, un canale navigabile, una chiatta che passa, un posto accogliente, spettacolare!! Germani reali, svasso, balestrucci, un cardellino, un airone cinerino.


 

Ripartiamo, passiamo vicino a Toulouse. Costeggiamo a lungo con i Pirenei a sinistra e la pianura a destra. Nei boschi vicini non ci sono più i bellissimi pini silvestri delle Gorges , ce ne sono altri che non conosco. Finita l'autostrada (uscita 16) risaliamo la splendida valle che porta al traforo Bielsa/Aragnouet, la strada è ampia, sinuosa, strade simili in Italia non ci sono. Ci fermiamo ad Aragnouet per un caffè, cittadina montana azzimata turistica. Da Aragnouet in su la strada è molto ripida, il traforo è a 1821 metri.  La discesa è violenta, Ci fermiamo per la notte a Bielsa, 1026 metri, siamo in Spagna.

 

Domenica 17

Notte tranquilla nel parcheggio a Bielsa. Bella giornata, siamo a metà dei Pirenei,  per scendere fino al piano percorriamo valli stupende, la prima parte con gole e canyon spettacolari, colori magnifici dei tanti calcari, il torrente gonfio di acqua azzurra (tipico delle zone calcaree) scorre sulle pietre bianche o gialline di licheni e alghe. Tutto intorno è molto selvaggio, solo la strada è innaturale. 

Vedere rio Conca , rio Jaca, rio Ara.

Si arriva ad Ainsa-Sobrarbe importante paese medievale.

Facciamo sosta per visitare il paese, c'è una festa con molti militari, hanno un curiosissimo cappello d'ordinanza.




 

 La seconda valle è molto più aperta, aprica, cambia del tutto la litologia, non più calcare ma arenarie e marne, multicolori, sempre più fini man mano che ci si allontana dai Pirenei, il terreno è sempre povero, erbe e vegetazioni conseguono.

Passiamo vicino a Jaca, famosa per la sua Cittadella fortificata del 1595, perfettamente integra, molto simile a quella di Alessandria.

File:Ciudadela Jaca Vista Aerea.JPG - Wikipedia
la Cittadella, a Jaca (foto di repertorio)

 Da Jaca in poi una nuova autostrada imponente è in gran parte agibile, ma percorrendola si perdono molteplici oggetti interessanti: il transito vicino ad un enorme invaso, i paesi abbandonati,  una forra formidabile nei pressi di Sanresa dove volano i grifoni e ci sono i resti di una grande casa Patrizia romana. Per risparmiare pochi minuti si rinuncia al sale della vita, si profanano gli ambienti con sbancamenti immani, si segmenta, cosa gravissima, l'ambiente dei selvatici.

Dopo due ore di guida da Ainsa arriviamo a Pamplona. Parcheggiato il camper in basso fuori le mura, saliamo a Pamplona dalla porta con il ponte levatoio ( Fossati, mura altissime, questa parte di Pamplona era una Cittadella militare ).



 
Cena al Caffè Iruna, Pamplona

Con i cani visitiamo qualche via e la cattedrale, vediamo, passando, il meraviglioso museo de la Navarra, già  visitato anni fa. Torniamo al camper, diamo da mangiare alle bestiacce e, finalmente soli, torniamo su a cenare al Caffè Iruna, dove ci aspetta Ernest Hemingway per parlarci di tori. Secondo lui è a Pamplona che ci sono i tori (da corrida) più grossi di tutta la Spagna.

(25 euro menù di domenica sera).


Lunedì  18

Su grandi strade ripartiamo verso Leon, ci fermiamo a Los Arcos per il caffè, paesino pieno di pellegrini, in bici, a piedi, aspettano il bus , di tutti i gusti. Chiesa bellissima ma chiusa. Bel campanile, tutto è di arenaria color terra. Anche in questo paesino di certo fanno la corsa dei tori: ci sono infatti i robusti ripari di legno a difesa dei negozi e dei portici. 

Piazzetta a Los Arcos, notare i ripari dei portici.

 

Ripartiamo, superiamo Logrono, pianure, colline, coltivazioni, industrie, nuove strade. Gli sconfinati territori spagnoli vengono brutalizzati, negli anni recenti e attuali, per rendere più competitiva e ricca la Spagna.

Passiamo vicino ad Atapuerca, sito archeologico importantissimo (vedi Sito di Ataperca  era un ominide, il primo abitatore dell'Europa, 1,2 milioni di anni fa, e altri resti di altri uomini più recenti , 430 Mila anni, antenati dei Neanderthal). 

A tratti, dall'autostrada, vediamo i pellegrini trascorrere nei sentieri fra i campi, anche loro arriveranno a Leon. Già da prima di Burgos ci sono foreste di pale eoliche, iniziano le mesetas, 900 metri di quota. Tra gli strati di marna e calcari appaiono strati, più di uno, biancastri e a volte argentei. Penso che sia gesso, forse prodotti nel Messiniano, quando tutto il Mediterraneo era evaporato, lasciando in certi punti enormi strati di salgemma (miniere in Sicilia) e gesso. 5-6 milioni di anni fa. Dove questi strati affiorano in superficie il terreno è inadatto alla coltivazione.

Uno dei tori lungo le strade spagnole



Scompaiono le pale eoliche, ma le mesetas continuano, sono pochissimi i cumuli di balle di fieno, famosi lungo il cammino di Santiago, ora non si usano più . Spettacolari le gialle fioriture di ginestre dei carbonai, anche lungo la strada. Finisce l'AD BLU, con un colpo di culo ci fermiamo a fare rifornimento in un posto per camion, il gasolio costa solo 1,578 €. Più avanti ci fermiamo per mangiare in una area sosta per camion, sull'autostrada. 

Poi ci fermiamo ancora a Sahagún,  cicogne sui ruderi, pellegrini in sosta o in pausa.

Sahagun

 

Ancora un po' di km e arriviamo a Leon.  Fin qui circa 1600 km.

Un'area sosta camper è vicina al centro. Con la nuova scorta di acqua facciamo finalmente la doccia. Andiamo in centro, cattedrale fantastica, plaza Major idem. Identifichiamo l'albergo per i nostri amici che arriveranno domani, prenotiamo un ristorante per 11, domani sera. Torniamo in camper, cena e sgambata per i cani, cena per noi. Sono le 23.



Plaza Mayor

Plaza Mayor


Martedì 19

Oggi arriveranno gli amici in treno da Madrid. Mattinata a lavare la roba in due lavadoras-secadoras diverse. E facciamo un po' di spesa. Visitiamo la Real Basilica di Sant'Isidoro e Casa Botines , pranzo, sgambata dei cani.  Alle 17:30 arrivano gli amici, andiamo a trovarli in albergo, consegna dei bastoncini, visita alla cattedrale, birra in Plaza Mayor, cena sontuosa presso ristorante Ezechiele in centro, portate memorabili, Barbara ieri ha contrattato per 15€ + bebidas, ma è un ristorante da 40 e più. Nomina del "contabile", l'autorità massima ed inappellabile per ogni questione di spese in comune. Ritorno al camper, sgambata cani, e nanna. Domani cambia tutto.





Mercoledì 20

Prima tappa (Leon - La Robla)

Alle otto arrivano festosi i nove amici, ci scaricano nove zaini e trolley sul camper e si va in un bar vicino a fare colazione. Dopo aver passeggiato i cani li raggiungo al bar. Qui è abitudine fare l'ordinazione al banco e portarsi la tazza ad un tavolino, epperò insieme viene offerta una fettina di dolce o un biscotto.

Il Cammino di san Salvador inizia dalla cattedrale di Leon, ma noi, esperti e saggi, con un bus evitiamo i primi 7 km , tutta periferia ben poco interessante. Restano comunque 20 km , con un po' di salita e in una giornata calda, una tappa più che rispettabile.

Ci si ritroverà a  La Robla verso le 16:30, io procedo con il camper i bagagli pesanti ed un cane, la giovane Monkey, troppo eccitata e difficile da contenere per tante ore.

Con il camper provo a raggiungerli ad una tappa intermedia (Villalbura) il navigatore mi porta su una strada di campagna con erba alta, inquietante, a metà tra le ruote. Mi fermo dove la strada diventa impossibile, ma da qui vedo gli amici camminare in alto oltre un torrente e sopra calanchi di terra rossa, Barbara o qualcun altro ha visto il camper, ci salutiamo da lontano.

Vado quindi direttamente a La Robla, fine tappa. Inganno l'attesa con una passeggiata con la piccola Monkey, pranzo, lettura (devo finire un bel romanzo di George Simenon). Alle 17 arrivano gli amici un po' stanchi ma solo per il caldo delle ultime ore.

La prassi quotidiana prevede che col camper mi avvicini all'albergo dove pernotteranno, per consegnare i bagagli. Al Mattino saranno i camminatori a riportare i bagagli in camper. 

Sistemazione alla Hospederia la Bogadera, birretta e cena più che soddisfacente: zuppa (fabada asturiana) con fagiolini bianchi e fettine di chorizo, tutto in piazza de la Constitucion.


Giovedì 21 maggio

Seconda tappa La Robla - Poladura de la Tercia

 

Colazione spartana nel bar della piazza, partenza per tempo dei pellegrini.

Io compro euro al bancomat poi cerco una passeggiata nei dintorni. Vado a Ciñera, paesino in una valle vicina, passeggiata di pochi chilometri (Faedo di Ciñera Itinerario ad anello da Ciñera), faggeto antico spettacolare, entrata di una miniera di carbone, cavalli, una gola strettissima, pareti di calcare, ambiente dolomitico, tracce di caprioli. Una coppia di amici spagnoli sì è avventurata su placche scoscese pensando che il sentiero continuasse, dò loro qualche indicazione per uscirne indenni, una vaga traccia di sentiero era dall'altro lato del piccolo torrente. Ci sono anche modeste marmitte dei giganti. A quanto ho inteso La Robla e dintorni era un tempo zona di miniere di carbone, dismesse ormai da decenni. (Leggere foto cartelli).

Chiesa di Ciñera

Paseggiata Faedo di Ciñera





Marmitte dei giganti




 

La piccola Monkey in ambiente è brava, molto autonoma, ma abbaia alle persone che incontra (la sgrido, ma ho sempre il dubbio che faccia bene).

Torniamo in camper verso le 13, mangio qualcosa ma soprattutto bevo, due ore sotto un sole cocente... chissà come se la cavano il pellegrini.

Poi riparto e in 17 minuti di salita arrivo a Poladura de la Tercia. Strada facendo vedo 5 cicogne in un prato, ed un'altra nel nido su un pioppo nero spezzato. Dopo tre ore arrivano gli ardimentosi pellegrini, hanno fatto più di 22 km con almeno 500 metri di salita, in ambiente montano. Sono stanchi ma tutti entusiasti per i luoghi, i sentieri e soprattutto le fioriture che sono ora al massimo del loro splendore. Qui siamo a 1300 metri, ci sono storni, gazze e almeno tre tipi di rondini. C'è un nido di cicogna sopra un albero secco, con due pulli nati da poco. Noto che un adulto è sempre sul nido, quando l'altro genitore arriva il primo se ne va. Penso sia perché temono incursioni di uccelli rapaci, e gazze e corvi che appaiono ogni tanto, e sono molto interessati ai grossi pulcini di cicogna. Niente di diverso da quel che fanno i genitori umani: non un minuto soli, i bimbi.

Cena semplice ma molto appagante all'Hotel Rural el Embrujo: enormi terrine piene fino all'orlo di zuppa di lenticchie con fettine di chorizo e due grandi vassoi con filetti di maiale impastati nella senape.

Prima di cena, davanti all'Hotel Rural el Embrujo

 

Anche Brandy è stanca e appoggia la testa sul piede di Barbara

 

Venerdì 22

Terza tappa: Poladura de la Tercia -  Pajares

Oggi uno degli amici mi fa compagnia e mi aiuta a fare il dog sitter, divideremo il compenso.  Dopo la partenza dei camminatori ci soffermiamo un'oretta in questo paesino che sembra deserto, ma ci sono gatti, pollai chiusi e polli liberi. Non c'è solo il nido della cicogna, ci fermiamo per osservare affascinati i moltissimi uccelli che cantano, ci volano vicini, accudiscono ai piccoli, un'attività frenetica e gioiosa, ogni tetto ha nidi di passero, storno, rondine, rondone, balestruccio. Sui fili della luce vediamo rondini, una giovane ballerina bianca, l'immancabile codirosso e una batteria di balestrucci forse giovani esemplari.







Nido a Poladura de la Tercia

 La presenza di così tanti insettivori è dovuta alle stalle, ai bovini, e i pollai attirano i passeri. Questi allevamenti vanno sparendo, fra pochi anni il mese di maggio sarà ben più silenzioso.

Dopo la parentesi ornitologica (che ha emozionato e coinvolto moltissimo il mio amico Claude: ho temuto mi chiedesse circa l'edibilità della cicogna), scendiamo fino a Pola de Gordon dove c'è un'area camper e per cercare la Cueva de Valporquero che sbagliando credevo vicina. Facciamo le pulizie del camper e compriamo qualcosa per il pranzo. Ripartiamo e risaliamo la valle, su un colle c'è il confine tra Castilla-e-Leon e le Asturias. Oltre il colle c'è una discesa del 15%. Poco dopo siamo a Pajares. Aspettiamo gli amici per un paio d'ore e intanto discorriamo di enigmistica classica, che secondo Umberto Eco è una vera arte.

Nido di cicogna su un albero, ce n'erano diversi, da non mai visti.
Quella lama di calcare era un giorno orizzontale in fondo al mare

 Arrivano intorno alle 16:30, sono bruciati dal sole, meno stanchi di ieri ma altrettanto felici per i posti, i paesaggi, le rigogliose fioriture montane che sfruttano il calore e l'umidità di maggio per dare il loro massimo prima delle calure siccitose estive. Hanno percorso 'solo' una quindicina di chilometri con molta discesa. Questa sera si pernotterà alla Posada Real de Pajares, per la cena ci aspetta un bar poco lontano con la terza zuppa, stavolta a base di riso e ceci e le immancabili fettine di chorizo. Come già ieri sera, c'è un vino rosso strepitoso. Tornati alla Posada Real, dal camper spunta una chitarra e si canta, il bardo oggi non ha camminato, e canta. 

Sabato 23 maggio

Quarta tappa : Pajares - Pola de Lena

Partiamo per questa tappa che sarà molto lunga 22-24 km, per fortuna in gran parte in discesa, ma per sfortuna la giornata sarà molto calda, 31-32 gradi a Pola de Lena, l'arrivo. Io cerco di avvicinare col camper i pellegrini ma non è possibile, li aspetto però a Campomanes dove arrivano molto accaldati, si rifocillano in un bar e ripartono per gli ultimi 7-8 km. Barbara, vedendo accaldato il suo fido veltro, decide di cambiarlo con la più fresca Monkey. 

A Pola de Lena, cittadina di 8-9000 abitanti, fatichiamo un po' per consegnare i bagagli per via di una gara ciclistica di domani domenica. Cena in un ristorante di fronte all'Hotel. Il piatto più interessante è stata una generosa insalata russa, leggera, formidabile! 

 


Domenica 24

Quinta tappa : Pola de Lena -  Mieres

...

Il camper è come una piccola casa, ma ha una dote magica: dona l'ubiquità. Oggi per esempio sono salito sul camper e nell'ingresso c'era Barbara, vado in corridoio ed era anche lì, era anche davanti alla porta del bagno, mi sposto e vado davanti al letto: c'era, come pure in cucina davanti ai fornelli, e davanti alla sala da pranzo. 

Sei Barbare in casa, devo preoccuparmi? Non sono entrato in bagno... Forse anche lì...

...

Da Pola de Lena partiamo presto, la tappa di oggi è la più breve ma la giornata sarà di nuovo calda. Tappa intermedia il paesino di Ujo, con una chiesa spettacolare dove è venerata la vergine creola di Uxo. 

Si arriva a Mieres che è ora di pranzo, l'albergo è in centro.

Oggi è domenica e c'è pure mercato, qualche difficoltà (un'oretta) per parcheggiare il camper, seppure al sole. Gli amici sono comodamente al fresco in albergo, ma noi dobbiamo sopravvivere al sole del pomeriggio, troviamo  una fantastica area sosta camper, con annessa autostrada e a due metri la ferrovia, generoso e gratuito il riscaldamento, i decibel variano da zero a cento. Ne "approfittiamo" fino alle 19 poi ci avviciniamo agli amici in centro per la consueta birretta prima di cena. A cena (da dimeticare) a servirci c'è un culturista specializzato in "tempi e metodi". Il menu è vario e consiste in straccetti di pollo fritti fritti, con... qualsiasi cosa. Come ho sempre detto le città possono essere veramente posti scomodi ove non ostili.

  

Lunedì 25 maggio

Sesta tappa : Mieres - Oviedo

Oggi è il sesto ed ultimo giorno del Cammino, circa 18 km con due o tre salite notevoli.

Unica tappa intermedia raggiungibile con il camper è Olloniego, un paesino disteso lungo una sola strada, con tante antiche case montate su piedistalli di pietra come gli orreos, variamente riutilizzate negli anni, ma sempre conservate. Peccato che il paese sia continuamente brutalizzato dal rumore dell'autostrada e pure dalla ferrovia che scorrono fragorose e vicine lungo tutta la via principale. A questo punto i pellegrini hanno già fatto la salita più dura, tuttavia li trovo tonici e reattivi, seppur accaldati. Mangiamo insieme un bocadillo, chi in un bar chi nell'altro. Poi ripartono, scatenando i soliti lamenti di Monkey che rimane con me. Io mi fermo ancora un'oretta, devo spendere un po' di euro, per fortuna quasi tutti per l'ufficio. 

Orreo a Olloniego

Oviedo è una città grande, per di più è su un rilievo articolato e le vie del centro dove c'è l'hotel sono difficili da raggiungere. Vado ad attenderli, con una manovra acrobatica, in un parcheggio vicino al Parque de invierno. Fa un caldo notevole, in questi giorni tutta la Spagna sta patendo un'ondata di caldo senza precedenti. In Italia è lo stesso. Barbara mi chiama, dice di raggiungerli alla Cattedrale, ma io, trattenuto dal paradosso di Zenone, decido di non muovermi. ( Perché per arrivare alla cattedrale dovrei prima percorrere la metà della distanza, poi ancora la metà della distanza che rimane, e poi ancora metà... quindi non ci arriverei mai).

Dopo un'oretta li raggiungo invece in un punto indefinito nei pressi dell'albergo per consegnare i bagagli.

Nel pomeriggio, con Barbara che non si ferma mai, si lavano i panni (2 km, sole cocente) e poi si va a cena con gli amici (3-4 km) , tornando in camper piove un po' ma ci salviamo abbastanza bene, poco dopo scrosci violenti e grandine, ma passa presto.

Oviedo, al centro, è molto bella, le vie lastricate da un marmo fossilifero rosso di varie tonalità, e a volte nero, spesso ci sono ammoniti, nautili, e un altro fossile che non conosco, come una lunga punta di giavellotto. I grandi palazzi antichi con bovindo che coprono le facciate mantengono l'aspetto di un secolo fa. Le chiese e tanti palazzi sono di arenaria d'un colore marrone incostante, ma sempre saturo, caldo, stupendo. Tutte pietre locali, del nord della Spagna. Come spesso succede è la Geologia a caratterizzare l'aspetto delle città ed influisce su tante altre cose, piante ed animali compresi. 

Palazzi con bovindo nel centro di Oviedo

 

Cena nella piazza a Oviedo

Per altri versi Oviedo è una città mostruosa, tutto il centro antico non ha neanche un albero né un metro d'erba. (La cagnetta Monkey lo sa bene) E appena oltre il centro ci sono enormi palazzi, tanti senza balconi, vecchi o recenti. Se non sono brutti oggi lo saranno tra poco. Ma in fondo è così in tutte le città.

Ammonite In centro ad Oviedo



Brandy non perde occasione per sonnecchiare. Le margheritine sono più piccole delle nostre
 

Anche questa sera un assiolo (piccolo rapace notturno) fa sentire il suo grido breve, ripetuto a intervalli vicini, come un metronomo.

Martedi 26

Giornata dedicata alla visita della città, principalmente la famosa splendida cattedrale e le vie e le piazze del centro. Fa molto caldo. Barbara entra in cattedrale per ritirare l'attestato del Cammino, per sé e per Brandy-Monkey. Nel tardo pomeriggio gli amici ci raggiungono al camper per consegnarci i bastoncini che creano problemi nei viaggi aerei. Improvvisiamo un brindisi.

Poi di nuovo tutti si torna in centro per cercare dove cenare. È l'ultimo momento che passiamo tutti insieme, cani compresi. È andato tutto bene! Il Cammino del San Salvador entra adesso nella nostra vita vissuta, era nelle nostre menti dall'autunno scorso, un pensiero lievemente inquietante: è pur sempre il cammino più tosto perché sale in montagna. Ognuno ha fatto in modo di esserci, ha liberato i giorni, si è allenato per le salite dure e le tappe lunghe. Qualcuno non ha potuto esserci, ma senza dubbio sappiamo che c'era. 

Eppoi la bella novità della new entry che si è presto amalgamata con il branco di orsi biellesi.

Ovviamente abbiamo tutti ringraziato Barbara che per tutto il viaggio è stata come e più della stella cometa per i Re Magi.  E perché ancora una volta ha attinto alle sue doti divinatorie riuscendo a scegliere orari, luoghi e prenotare gli alberghi giusti, tanti mesi prima e a mille e più chilometri di distanza.

E vabbè, due abbracci e buon ritorno a casa. Il viaggio non è ad ancora finito.

Mercoledì 27

Dopo aver girato un'ora per parcheggiare in zona centro visitiamo il Museo Archeologico delle Asturie di Oviedo. Molto gradevole e interessante.  Infatti il nord della Spagna è stato molto abitato nel paleolitico e neolitico. 

Dopo un'ora torniamo al camper, e scopriamo che il camper non c'è più, e c'erano dentro i cani! Un taxi ci porta a riprenderlo, la polizia l'aveva rimorchiato, paghiamo 100 euro di multa, 96 di trasporto e 8 di taxi. C'era una linea gialla a terra che non avevamo visto. Comunque parcheggiare un camper ad Oviedo è ben difficile.

Partiamo verso est, ci fermiamo a visitare la grotta, ora museo, di Altamira, definita la Cappella Sistina della preistoria. C'eravamo già stati 9 anni fa, tutto è rimasto uguale, giustamente. È tardi, cerchiamo un campeggio vicino, Santillana del Mar. Scopriamo che è lo stesso di 9 anni fa. Erba fresca, quasi vuoto.


Giovedì 28

Partiamo presto, ma fa già molto caldo. A Portugalete andiamo a vedere il Ponte di Biscaglia, del 1893, il primo ponte trasportatore al mondo, tutt'ora funzionante, giorno e notte. Trasporta su una 'gondola' sospesa diverse auto e molti passeggeri per attraversare il fiume Nervion, in 8 minuti. Semplice ed efficiente, Patrimonio dell'umanità dal 2006. 



 

Ripartiamo, entriamo nei Paesi Baschi, qui la lingua spagnola passa in secondo piano, i nomi si riempiono di T, di Z, di X. Ci sono colline intere coperte di eucalipti. Andiamo a visitare Gaztelugatxe, con il suo ponte e scalinata.

Una penisola sull'oceano, uno scoglio con una piccola chiesa, ampia vista sulla costa e sull'oceano. Mentre scendiamo incontriamo un gruppetto di giapponesi, crediamo, hanno il volto tutto coperto da una maschera aderente, bianchissima per le donne, più scura per i maschi, aderente come una vernice, si muove con le labbra mentre parlano. Non si vede un solo centimetro di pelle, hanno anche il berretto e un panno che ripara i lati del volto, i guanti e gli occhiali da sole. C'è da scarpinare un po': scendere 150 metri, salire una scalinata di 240 gradini , poi ripetere al ritorno. Ma è un continuo spettacolo, il protagonista è l'oceano, gli scogli che resistono alle ondate, la schiuma bianca, gli strati obliqui delle rocce della riva, l'acqua che a riva si colora di giallo e ocra dove scioglie un po' di marna. Due fari sulla riva, lontani. Ma... ma c'è un ma. 

Due cose recenti, tecnologiche, riescono a sminuire la maestosità dell'oceano: non la chiesetta sullo scoglio, non la spettacolare scalinata, neppure qualche grande nave lontana. A far sembrare il mare imbrigliato, ferito, sono due cose : una piccola piattaforma petrolifera e una singola pala eolica, lontane ambedue, eppure svilenti.



 Giornata caldissima, viaggiando leggiamo temperature tra i 25 e i 36 gradi. I locali dicono che non è mai successo in primavera.

Ripartiamo,  per la notte troviamo un campeggio un po' disagevole poco prima di Irun.

 

Venerdì 29

Canta un gallo, siamo vicini alla Francia.

Partiamo e prima di passare la frontiera facciamo il pieno di carburante, in Francia costa sensibilmente di più.

Oggi fa ancora molto caldo, anche oltre i 30 gradi, ci fermiamo per pranzo in un paesino sconosciuto, ci fermiamo per la notte vicino a Toulouse. Camping le Rupè. Anche questo campeggio, scelto a caso, è abbastanza deludente, gestito con poca cura. Eppure, come in quello di ieri, sono molti i tedeschi e gli inglesi e paiono contenti.


Sabato 30 

Come anche ieri, al mattino c'è fresco e una finissima pioggerella che dura un'oretta ma non bagna neppure il terreno. È di questa umidità che vivono le poche erbe del campeggio, e dei prati.

Usciamo un po' dalla strada del ritorno per visitare Albi, la cattedrale è davvero enorme, avranno bruciato una foresta per cuocere tutti quei mattoni. Interessante il mercato, come i mercati sono sempre. 

Cattedrale di Albi

 

Compriamo un pulet roti, mezz'ora dopo ci fermiamo all'ombra di un albero per il pranzo. Pranzo imbandito con il servizio di porcellana, dal bosco spunta un'avvenente cameriera in divisa tablier vintage. Ripartiamo, il tragitto è molto vario, passiamo zone desertiche, paesaggi ampissimi, distese enormi coltivate, boschive, incolte.  Scopriamo il Cirque de Navacelles, entriamo dall'alto in una impressionante gola del torrente la Vis che poi seguiamo per chilometri, per poi fermarci in un piccolo ma grazioso campeggio a Marsillargues-Attuech, Camping l'Olivier. 

Tramonto rosso, lontano, è fuori stagione, aria troppo calda per maggio. Un assiolo si fa sentire anche stasera. Oggi abbiamo visto un classico: una civetta su un palo, in pieno giorno. Sia in Francia che in Spagna abbiamo visto molti rapaci, alcuni erano nibbi ( coda a V ) altri poiane probabilmente.  Molti stazionano posati in alto lungo le strade, attendono certo qualche vittima del traffico.

 

Domenica 31 maggio

Qualcuno oggi compie gli anni.

E che anni! Un numero divisibile per 1, 2, 3, 4, 5, 6, 10, 12, 15, 20, 30, più uno da indovinare.

Partiamo un po' presto, il traffico è molto poco, oggi è domenica, le strade francesi sono veramente scorrevoli come tracciato e il fondo quasi sempre perfetto. Facciamo una sosta a Pont s. Esprit, sul Rodano. Il ponte antico, il paese e il letto del Rodano fanno a gara per il più bello. Pane, brioches, caffè , poi Barbara si compra la torta, è lei che compie gli anni. Passiamo ancora sotto la stupenda falesia di Seynes, il sogno degli arrampicatori. Entriamo di nuovo nelle Gorges de l'Eygues (Gorges de Saint-May) e ci fermiamo in una piazzola per uno spuntino veloce. Si riparte subito, guidiamo a lungo, tentati dall'idea di arrivare a casa. Ma la strada è troppa, il caldo è spossante, ci fermeremo più tardi al Ulzio approfittando del fresco dopo una breve pioggia.

Oggi alla partenza alle 9 c'erano già 26 gradi, per tutto il giorno si sono visti 29-30 gradi. Ogni anno è più caldo del precedente, è una condizione gravissima, ma nessuno si preoccupa. Mancherà l'acqua, le nostre piante, coltivazioni, abitazioni, le nostre città, non sono fatte per climi come quello della Tunisia, ci saranno problemi enormi entro pochissimi anni, non secoli, ma lustri, decenni, e poi sarà peggio che in Tunisia, e allora? È una cosa certa, evidente, lo dicono i numeri. Tra chi governa nessuno se ne preoccupa. E tra i privati, la gente comune, nessuno ne vuole parlare, è un argomento tabù. Appena ne accenni c'è un subbuglio, tutti protestano. Io non capisco.

Stasera siamo a circa 1100 metri e, dopo la pioggia, fa anche freschino.

 

Lunedì 1 giugno

Fra un paio d'ore saremo a casa. Finalmente allora i cani potranno cagare da soli senza che si debba accompagnarli.

Il filosofo De Crescenzo diceva che non è importante allungare la vita, occorre invece "allargarla" , cioà fare esperienze diverse. Dunque un viaggio, e ancora più un Cammino, è una cosa che "allarga la vita".  

O forse si riferiva all'effetto della buona tavola?

Comunque sia, grazie Barbara!